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SPEZZANO DELLA SILA: MUSICA E TRADIZIONI POPOLARI > BRANI |
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verso iniziale identificativo: |
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PUE QUANNU VINNE LU QUARANTASÌE1 |
POI QUANDO VENNE IL QUARANTASEI |
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titolo o altra denominazione: IL LAMENTO DEL FATTORE2 |
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PUE QUANNU VINNE LU QUARANTASÌE OH DIO CCHI SFACELU IN CASA MIA VÌNNERU GÌENTI CHI MAI AVÌA VIDUTU E SE PIGLIARU 'A TERRA D' 'E PATATE NUN FOZE PPE LA TERRA CHI SE PIGLIARU MA FOZE LU SFACELU CHI ME PORTARU
QUANNU VENÌA LU MISE D' APRILE 'E CASCE TUTTE 'E FICU ERANU CHJINE E CHJINI LI VARRILI ÈRANU 'E VINU E PURU LE CIÀRRE D' ÙOGLIU FINU NUN FOZE PPE LA TERRA CHI SE PIGLIARU MA FOZE LU SFACELU CHI ME PORTARU
QUANNU LU MISE 'E MAJU ERA VENUTO I MÌEGLI FRUTTI LI PROVAVA IO PPE CHILLI GÌENTI CHI VENÌANU PPECCHÌ PPE LORO IO ERA NU DIO NUN FOZE PPE LA TERRA CHI SE PIGLIARU MA FOZE LU SFACELU CHI ME PORTARU
NUN VE CRIDITI CHI CCE DAVA IO NU CÙOZZU TUTTU QUANTU 'E FILICIARA PPE CCI LE FARE BENE SCATREÀRE CHI MANCU ALLU LÌETTU POTÌSSIRU3 STARE NUN FOZE PPE LA TERRA CHI SE PIGLIARU MA FOZE LU SFACELU CHI ME PORTARU |
POI QUANDO VENNE IL QUARANTASEI OH DIO CHE SFACELO IN CASA MIA VENNERO PERSONE CHE MAI AVEVO VISTO E SI PRESERO LA TERRA DELLE PATATE NON FU PER LA TERRA CHE SI PRESERO MA FU LO SFACELO CHE MI PORTARONO
QUANDO VENIVA IL MESE DI APRILE I CASSONI ERANO TUTTI PIENI DI FICHI E PIENI I BARILI ERANO DI VINO E PURE LE GIARE DI OLIO FINO NON FU PER LA TERRA CHE SI PRESERO MA FU LO SFACELO CHE MI PORTARONO
QUANDO IL MESE DI MAGGIO ERA VENUTO I MIGLIORI FRUTTI LI PROVAVO IO PER QUELLE PERSONE CHE VENIVANO PERCHÉ PER LORO IO ERO UN DIO NON FU PER LA TERRA CHE SI PRESERO MA FU LO SFACELO CHE MI PORTARONO
MA NON CREDIATE CHE COSA IO DESSI LORO UN PÒ DI TERRENO ROCCIOSO TUTTO PIENO FELCI AFFINCHÉ CI SI ROMPESSERO PER BENE LA SCHIENA DA NON POTER NEANCHE STARE A LETTO NON FU PER LA TERRA CHE SI PRESERO MA FU LO SFACELO CHE MI PORTARONO |
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commento/-i: Peppino Via ricorda che questi versi “venivano recitati e spesse volte cantati4 dai «terraticanti»5 o dalle loro famiglie quando andavano ad occupare le terre o passavano sotto le finestre della casa dei «fattori»”. Il fatto che i versi, in cui l'io lirico è il fattore, fossero invece eseguiti dai terraticanti, ci fa intuire la loro natura di burla e di sfottò da parte dei contadini verso i fattori stessi, cui facevano il sarcasticamente il verso, non tanto perché questi avessero subito un gran danno dalla perdita della terra, che comunque non era loro (e che spesso era anche arida), ma perché essi ora avevano perduto tutti i privilegi, non ricevevano più regalie per i pochi sterili appezzamenti di terra che concedevano ai contadini e perché “poverini” erano stati scombussolati dall'occupazione e ora avevano lo “sfacelo” in casa e il loro tenore di vita ne risultava abbassato. Vi è da dire che la posizione del fattore era abbastanza delicata, in quanto intermedia tra quella del possidente e quella del bracciante: essi erano gente del popolo, ma che spesso si sentiva più in alto dei braccianti, facendolo loro pesare e approfittandosene, attirando di conseguenza il loro astio. (Pierluigi Grottola)
Per la descrizione completa fornita dall'autore cfr. dalla sezione RITAGLI E BOZZETTI:
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trascrizione testo |
Grottola, Pierluigi (*) |
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traduzione |
Grottola, Pierluigi |
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luogo/luoghi di riferimento |
località Camigliatello - Spezzano della Sila (CS) – Calabria – Italia |
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fonte |
Via, Peppino, Camigliatello e la Sila, Casa del Libro Editrice, Roma, 1984, pp. 108-9 |
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tipologia brano |
canti e strofette |
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argomento |
anno 1946 occupazione delle terre |
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diritti sul brano |
tradizionale - pubblico dominio |
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pagina aggiornata alla data |
27 agosto 2008 |
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1La trascrizione è stata riadattata per essere uniformata ai criteri che si è deciso di utilizzare in queste pagine. Nostra anche la traduzione qui riportata. Cfr. la fonte.
2Con tale titolo è riportato il brano da Peppino Via. Si tratta però probabilmente di un titolo posticcio da lui attribuitogli.
3Peppino Via riporta “potìssimu”, errore di trascrizione.
4Nessuna informazione è riportata nella fonte in merito alla melodia su cui i versi erano cantati, né è stato possibile raccoglierne alcuna dai familiari di Peppino Via consultati in merito.
5Lo stesso Peppino Via ci precisa che il nome di «terraticanti» o «terraggeristi» serviva per indicare taluni contadini “perché il canone che pagavano per l'uso della terra era detto «terratico» o «terraggio»”.