SPEZZANO DELLA SILA: MUSICA E TRADIZIONI POPOLARI > BRANI



verso iniziale identificativo:


U BENE D' U PATRUNE È NU JACUNE1

IL BENE DEL PADRONE È UN BOCCIOLO



titolo o altra denominazione:

U PATRUNE ME VÒ BENE


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U BENE D' U PATRUNE È NU JACUNE

E CUMU U VINU D' U JASCUNE

MA QUANNU U JASCARÌELLU2 È BOCCHI SUTTA

L' ARRÙMBULA CCU LI PÌEDI E PUE LU MBUTTA


IO SIGNU BOSCAJÙOLU DE MUNTAGNA

FILU SEMPRE A NU FUSU CUMU 'A RAGNA

DÙORMU SUTTA NA FRASCA CUMU U LUPU

PÌGLIU PE ARRAMPICARE E ME PERRUPU


SIGNU TRATTATU PÌEJU DE N' EBBRÈU

E LU PATRUNE È SEMPRE NU JURÈU

S' INCHJE LA TRIPPA E FANI LA RISERVA

E A MIE ME FA SICCARE CUMU L' ERVA


'A SIRA GUÀRDA E FANI NA RISATA

SI PICCA PARRU VASCE LLA MISATA

ED IO LU POVAROMU SEMPRE CITU

NA PICCA 'E PANE MPUSU CCU L' ACITU


CCE FAZZU LA FATIGA DE LI VOI

ALL' ÙRTIMU ME FA LU CARACÒI

ME CHJAME LINNINUSU MÙORTU 'E FAME

FACCIA DE CUCUZZÌELLI ÙOCCHJI DE RANA


CHISSA È LA PAGA CHI FA LU PATRUNE

ME VÒ ZAMPARE CUMU LU CURSUNE

ME MBUTTE CUMU FÙOSSI NU ZIMBÌELLU

E ILLU CANTE E ZUMPA CUMU U GRILLU


GUÀRDA LA MIA FIGURA CUM' È RIPINTA

TUTTA ṚṚAZZATA CCU LLA FACCE TINTA

LA TRIPPICELLA MIA S' È FATTA A COPPA

CUMU NA LICERTELLA SUTTA `A TROPPA


TU GIRI E TI NNE VAI CCU LLA GIPPA

ED IO CCU LA VÌERTULA ALLA TRIPPA

TU ARRIVI ALLA CASA A NA TIRATA

ED IO APPRÌESSU MÀNGIU PURVERATA


LA CASA TUA È SEMPRE APPARICCHJATA

ALLA MIA CC' È LA GUERRA APPICCICATA

TU MANGI CARNE E VINU E MACCARRUNI

ED IO CARDUNI ED ACQUA D' I VALLUNI


OI BRUTTU LAŹŹARUNE MMALERITTU

NA CRUCE ALLA FRUNTA M' ÀJU SCRITTU

TU T' À' SUCATU U SANGU DE LA GENTE

E SEMPRE N' À' LASSATU SENZA NENTE


MÒ PENSA CH' À' FINITU 'E TRIONFARE

CH' U CIÙCCIU SE PARRUPE E SI CCE MPARE

MÒ À' VÒGLIA CH' 'U TIRI DE CAPIZZA

U CIÙCCIU CCHJÙ LU TIRI E CCHJÙ SE STIZZA


À' VOGLIA CA NE PÌETTINI E NN' ALLISCI

SSU CUNTU CHI T' À' FATTU 'UN TE RÏÈSCE

U VINTICINCU 'E MAJU TI NNE ADDUNI

DE CHILLU CHI TE FANNU SSI CARDUNI

IL BENE DEL PADRONE È UN BOCCIOLO

È COME IL VINO DEL BARILETTO3

MA QUANDO IL BARILETTO È CAPOVOLTO4

LO ROTOLA CON I PIEDI E POI LO SPINGE


IO SONO BOSCAIOLO DI MONTAGNA

FILO SEMPRE A UN FUSO COME LA RAGNATELA5

DORMO SOTTO UNA FRASCA COME IL LUPO

VADO PER ARRAMPICARMI E MI DIRUPO


SONO TRATTATO PEGGIO DI UN EBREO

ED IL PADRONE È SEMPRE UN GIUDEO

SI RIEMPE LA PANCIA E FA LA RISERVA

E ME MI FA SECCARE COME L'ERBA


LA SERA GUARDA6 E SI FA UNA RISATA

SE A MALAPENA PARLO ABBASSA LA MESATA

ED IO IL POVERUOMO SEMPRE ZITTO

UN POCO DI PANE BAGNATO NELL'ACETO


GLI FACCIO LA FATICA DEI I BUOI

(E) IN ULTIMO ANCHE MI CRITICA

MI CHIAMA PIDOCCHIOSO MORTO DI FAME

FACCIA DI ZUCCHINO OCCHI DI RANA


QUESTA È LA PAGA CHE FA IL PADRONE

MI VUOLE CIAMPARE COME LO SCORZONE

MI SPINGE COME FOSSI UNO ZIMBELLO

E LUI CANTA E SALTA COME IL GRILLO


GUARDA LA MIA FIGURA COM'È RIDOTTA

TUTTA STRACCIATA CON LA FACCIA TINTA

LA PANCIA MIA SI È FATTA A COPPA

COME UNA LUCERTOLINA SOTTO IL CESPUGLIO


TU GIRI E TE NE VAI CON LA JEEP

E IO CON LA BISACCA ALLA PANCIA

TU ARRIVI A CASA IN UNA TIRATA

ED IO APPRESSO MANGIO POLVERE


LA TUA CASA È SEMPRE APPARECCHIATA7

ALLA MIA C'È LA GUERRA ACCESA

TU MANGI CARNE VINO E MACCHERONI

E IO CARDONI E ACQUA DEI RUSCELLI


O BRUTTO LAZZARONE MALEDETTO

UNA CROCE IN FRONTE MI SONO SCRITTO

TU CHE HAI SUCCHIATO IL SANGUE DELLA GENTE

E SEMPRE CI HAI LASCIATO SENZA NIENTE


ORA PENSA CHE HAI FINITO DI TRIONFARE

CHÉ L'ASINO CADE E SI CI IMPARA

ORA HAI VOGLIA A TIRARLO PER LA CAVEZZA,

L'ASINO PIÙ LO TIRI E PIÙ SI STIZZA


È INUTILE CHE CI PETTINI E CI ALLISCI8

IL CONTO CHE TI SEI FATTO NON TI RIESCE

IL VENTICINQUE DI MAGGIO TE NE ACCORGI

DI QUELLO CHE TI FANNO QUESTI CARDONI

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commento/-i:

Il brano è sicuramente dedicato a uno dei vari datori di lavoro con i quali Salvatore Falcone ha avuto a che fare nel corso della sua vita e verso i quali ha di norma nutrito un sano (e poeticamente prolifico) astio. Dal verso 25, o probabilmente già dal 21, si passa dal parlare del padrone in terza persona ad un rivolgersi a lui in seconda persona. I versi 45-46 ricorrono anche in altri canti e strofette calabresi, solitamente come risposta di rifiuto della ragazza al ragazzo che la corteggia9. La data del 25 di maggio (verso 47) si riferisce sicuramente al giorno delle elezioni, in cui il popolo riponeva le proprie speranze di rivalsa verso i padroni.

(Pierluigi Grottola)


trascrizione testo

Grottola, Pierluigi (*)

traduzione

Grottola, Pierluigi

luogo/luoghi di riferimento

Spezzano della Sila (CS) – Calabria – Italia

fonte

Falcone, Salvatore, foglio dattiloscritto autografo

altre fonti10

Via, Peppino, Spezzano Grande, Storia Folklore e Nobiltà, Edizioni Orizzontali Meridionali (OR.ME.), Cosenza, 1994, pp. 116-7 [fonte derivata] > cfr.

Falcone, Rosetta [fonte derivata]

tipologia brano

canti e strofette

argomento

San Biagio

diritti sul brano

parole di Falcone, Salvatore11

pagina aggiornata alla data

27 agosto 2008




1La trascrizione è stata riadattata per essere uniformata ai criteri che si è deciso di utilizzare in queste pagine. Nostra anche la traduzione qui riportata. Cfr. la fonte.

2Peppino Via riporta jascariekku, voce che risulta inesistente stando ai vocabolari e ai parlanti consultati. Si tratta sicuramente di errore di digitazione per jascariellu, dal momento che la K è contigua alla L sulla tastiera.

3Lo stesso Peppino Via, in Camigliatello e la Sila (pionieri - vita sociale - turismo), Casa del Libro Editrice, Roma, 1984, p. 108, ci spiega che il bariletto del vino (della capacità di due litri) “era denominato «jascune» che letteralmente significa fiasco. La sua caratteristica consisteva nell'avere l'imboccatura fatta in modo da non permettere che si bevesse a garganella (così come si poteva essere indotti a fare) bensì a piccoli sorsi. Era, insomma, un recipiente che versava il bacchico liquido con parsimonia”.

4Lett. 'bocca-sotto'; 'vuoto', traduce metonimicamente Peppino Via.

5Oppure ragno? Rohlfs riporta entrambi i significati. Dalla traduzione che riporta Peppino Via, l'espressione sarebbe metafora di: vivo sempre la stessa vita.

6Per Peppino Via da intendere: mi guarda.

7Ignoriamo se si riferisca alla tavola apparecchiata, in una casa dove c'è benessere e si banchetta sempre, o se voglia intendere che la casa è sempre addobbata.

8La versione riportata da Peppino Via recita: À' VOGLIA CA NE PÌETTINI E NN' ALLISCI (trascrizione originale: A voglia ca te piettini e nn'allisci).

9In particolare si segnala il confronto con un brano da me raccolto a Guardia Piemontese (ed ancora inedito) la cui traduzione italiana è all'incirca: HAI VOGLIA CHE TI PETTINI E TI ALLISCI / CHE PER SEMBRARE BELLO CI DOVEVI NASCERE [Pierluigi Grottola].

10La versione qui presentata è basata primariamente sul foglio dattiloscritto di Salvatore Falcone con il supporto di una lettura a voce che ce ne ha fornito Rosetta Falcone (figlia di Salvatore), oltre che sul raffronto con la versione riportata da Peppino Via, la quale versione ignoriamo se provenga dallo stesso stesso foglio dattiloscritto o da dove si derivata. Dalla lettura di Rosetta Falcone sono stati principalmente desunti elementi fonetici circa la pronuncia del dialetto spezzanese, con il fine di meglio interpretare il testo dattiloscritto e cercando di scostarsi il meno possibile da esso che rimane la fonte di riferimento di questa versione riportata, concependo le altre come ausilio a una sua interpretazione e ricostruzione “sonora”.

11Stando alle informazioni fornite da Maria Pia Falcone è molto probabile che il brano sia stato anche musicato da suo padre Salvatore, ma di una eventuale musica non è stata conservata documentazione.